Poesia, "Non gridate più"
Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.
La poesia, scritta nell'immediato dopoguerra, è indirizzata a coloro che hanno superato, come dirà lo stesso Ungaretti, la "tragedia di questi anni". A differenza di altre poesie, dove il discorso rimaneva circoscritto all'interno di un dolore individuale, qui si apre verso gli altri.
Ungaretti utilizza gli imperativi sotto forma di preghiera, che invita gli uomini a salvare la loro stessa umanità, riscoprendo i valori della solidarietà e della pietà, come un'appello alla pace.
Attraverso l'uso dell'adynaton, nel primo verso (uccidere i morti), il poeta chiede di superare gli odi e le divisioni di parte, che ancora insanguinano la vita politica e civile italiana.
Inoltre Ungaretti vuole dirci che i caduti stessi possono tenere una lezione da trasmetterci, e riguarda la possibilità stessa di salvarci e continuare la vita.
Per riuscire a capire i caduti però, bisogna raccogliersi in silenzio per poter ascoltare la loro voce, "l'impercettibile sussurro".
È una poesia di profondo impegno morale e civile, ispirata al poeta dalla “Guerra fredda”. Così erano chiamati i contrasti scoppiati, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, tra le nazioni occidentali e i paesi del blocco comunista, separati dalla “Cortina di ferro” - come la chiamò Winston Churchil in un discorso a Fulton - costituita da una linea ideale tra Stettino (Polonia) e Trieste, che separava i due mondi contrapposti. I contrasti furono a volte di tale gravità da far temere lo scoppio di una Terza guerra mondiale.
Non gridate più, quindi, è la poesia con cui Ungaretti, con brevità e semplicità di parole, fece sentire la propria voce, esortando gli uomini a porre fine ai rancori e a raccogliersi in religioso silenzio, per ascoltare il messaggio di pace, di speranza e civiltà, che saliva dalle tombe in cui giacevano tutte le vittime della guerra. Non ascoltare la fievole voce dei morti era come ucciderli un’altra volta, perché significava che il loro sacrificio era stato vano ed inutile.